Una riflessione
Sono miei mooolti anni di studio del Bugei con corpose escursioni di interesse e pratica anche nei sistemi marziali cinesi, del sud-est asiatico e, ovviamente, occidentali.
Negli studi delle materie scolastiche ho sempre e naturalmente affrontato il classico e poi l’università nell’architettura con il mio metodo che prevede l’espansione con interesse ad altri testi, altre idee e autori oltre a quelli offerti o imposti dai docenti e dai programmi.
Così è stato anche in questi mooolti anni di marzialità, da seguace di Marte, Indra, Adrano, Shiva e degli altri Dei guerrieri.
Dal mio metodo estraggo questa riflessione:
• La crescita della conoscenza deve avvenire attraverso un processo parallelo di teoria e prassi. Non è possibile separare le due fasi e fare lo stesso un lavoro che produca la crescita che può essere direzionale, multidirezionale o globale e comunque deve seguire un ritmo progressivo o esplosivo. È ovvio sia così.
• Nel caso che ci interessa, quello delle scuole di Arti Marziali, del Bugei, applicando il criterio proposto, sembrano tracciate due (semplificando, di molto) possibilità: a) crescere all’interno del materiale teorico-pratico di una singola scuola e, b) interlacciare, interpenetrare lo stesso materiale con quello di altre scuole.
Si tratta di un contrasto che, secondo me, in realtà non esiste. Da una parte si procede nello studio del “singolo testo”, ovviamente completo di teoria e prassi ben bilanciate, mantenendoci nella sua coerenza interne di principi e tecniche; dall’altra ci si interconnette con altri sistemi formando una rete e usando un sistema cognitivo che effettui confronti per similitudine e per contrasto. In questo secondo processo andiamo creando in noi stessi un ordine per percezione e relegazione che deve formare, in parallelo (anche se con tempi che possono essere diversificati) un personale sistema che è anche da intendere come possibile sistema generale per tutti.
Nel punto (a), lo studio singolo, problemi possibili provengono da scuole che spesso parzializzano il materiale d’insegnamento secondo influenze concettuali dovute al periodo storico in cui si agisce. Facciamo un esempio molto potente: parecchie tendenze, non solo odierne, sono orientate verso una forma di “buonismo filosofico” che modifica pesantemente il rapporto teoria-prassi originario, allo scopo di proporre una interpretazione salvifica della disciplina ed autoconvincersi in questa visione. Questo comporta spesso l’esclusione di parti consistenti di prassi, ovvero di Waza e, altrettanto spesso, di parti di Ri, principi, e di Heihō (strategie), che vengono considerate troppo pericolose o inadatte ai tempi. O, ipocritamente ed erroneamente, non più attuali. Ovviamente ne consegue che la parte “salvata”, a cui è stata recisa una sezione, non funziona più in modo corretto a causa delle numerose interconnessioni ora mancanti.
Problemi del punto (b): è necessario assumere un metodo di studio e lettura che deve basarsi su un sistema di apprendimento e gestione concepito proprio per questo. Storicamente possiamo vedere che numerose Koryū erano dotate di meccanismi che permettevano di acquisire tecniche e principi non loro originari e farli propri (le scuole di Katori e Kashima, per esempio, ma non solo). Altre scuole aggiungevano ulteriori altre scuole come branche autonome ma interagenti con la propria (es.: lo Shindō Musō Ryū o l’Owari Kan Ryū). Oppure venivano create vere e proprie università feudali dove più scuole venivano insegnate secondo delle linee di didattica elaborate da studiosi del feudo stesso (es.: il Nisshinkan di Aizu). Nei tempi recenti, nella formazione dei principali Gendai Budō contemporanei, sono stati impiegati diversi altri sistemi molto efficienti per riunire o selezionare teoria e prassi del Bugei storico. C’è il metodo (il primo, probabilmente) di Jigorō Kanō sensei per il suo Kōdōkan Jūdō e per la sua evoluzione, il Kobudō Kenkyukai; quello di vari maestri-kensei di Kenjutsu per sintetizzare il Kendō, quello del Kyūshindō di Kenshiro Abe e quello della famiglia Mochizuki per la scuola Yōseikan.
Questi sistemi e una forte propensione per la ricerca e lo studio delle fonti originali danno la facoltà di riuscire a interrelare le varie aree di studio.
Personalmente questa idea, vocazione allo studio trasversale, mi è stata naturale da sempre. Già quando studiavo ai primi anni di scuola intrecciavo le materie e allargavo, collegavo gli studi.
Poi ho scoperto una certa ancestralità in questo. Oggi direbbero “E’ la Genetica”.


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