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  Più si studia e meno si sa? Ma se non si studia non si sa. Pratico Arti Marziali da più di sessant’anni, ormai, da quel lontano inizio da ragazzino, facendo scherma occidentale di Fioretto (fu di un solo anno di quella pratica). Devo dire che di questa pratica mi sono rimaste molte cose, che ci stanno o a volte riemergono, non solo di schemi fisici ma anche riguardo alla sfera mentale, una vera conferma della integrazione corpo-mente, relitta nell’Occidente contemporaneo e ancora fondamentale nell’Oriente. Seguì il Jūdō. Come la maggior parte di chi inizia a praticare una disciplina, a frequentare un “ambiente culturale”, allora avevo delle idee, delle percezioni, ma poche cognizioni (in compenso diverse intuizioni, alcune non consce, poi rivelatesi esatte). E sentivo molte “storie” poi ai fatti fasulle o imprecise. Negli anni mi sono sempre voluto informare e approfondire. Non è un percorso facile perché l’approssimazione circola veramente bene anche tra i ritenuti “maestri” e m...
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  Il Kata come Rito e ricerca interrelata del Dao, di Dainichi e del Kami. Addentrandosi negli studi sulla cultura orientale si trovano elementi che approfondiscono la lettura del Kata. Ma già nel “mezzo” di questo cammino, come Dante, io occidentale sono già conscio che devo purificare la mia visione, riconoscendo le sovrastrutture culturali che la vita comune mi sovrappone e usa per allinearmi in una massa. Così, pur camminando in una sfera diversa ritrovo le radici. È un altro arricchimento che ricevo dal Bugei e dall’Ars Dimicandi. Già ho sottolineato più volte come la maggior parte dei praticanti di Arti Marziali giapponesi (ma non solo) non abbia la minima idea di come si “legge” ed approfondisce un Kata. E, noto, alcuni dei para-maranza che si gabellano per praticanti, se ne vantano pure. Ho già esposto la teoria-prassi dei Sei Livelli di studio ed approfondimento e il cammino ciclico per i due Kata [型e 形]. Ora esprimo un altro punto. La cultura orientale non effettua una se...
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Tredici Regole d’Oro dello Studio e Pratica delle Arti Marziali (BUGEI) (estratte dal “Jō no Hinkaku”) 1) Poiché la tecnica (Waza) aiuta gli altri, questo è il cammino di un guerriero 2) Il potere della voce (Kiai) può evocare gli Dei. Coltiva una voce potente che sconfigga il tuo nemico. 3) Tieni presente che l’avversario è come una spada che ti taglierà se ti tocca, ma non bisogna mai aver paura delle spade. 4) Usa la tua tecnica nel modo più efficiente e distruttivo o sarai sconfitto. Conosci i tuoi strumenti e usali bene. Conosci le persone e usale bene! 5) Considera il tuo corpo e le armi che usi: usale al meglio tenendo presente la loro natura. 6) Che il modo di colpire (usare ogni tecnica, Atemi/Nage/Kansetsu/Shime - Armi) sia sempre meccanicamente efficiente. 7) Prima di utilizzare le tecniche sbilanciare la postura dell’avversario (Tsukeru - Kuzushi). 8 ) Pratica ripetutamente le tecniche consolidate. Imitale esattamente come ti mostra il tuo insegnante. Mira a raggiungere una...
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  I Kata, lo Studio e le procedure didattiche di studio (Sei Livelli, Shu-Ha-Ri [守破離], le Tre Calligrafie [真行草], i due Kata [型e 形]) Le Arti Marziali orientali hanno un importantissimo sistema didattico di trasmissione della conoscenza: le Forme (in giapponese Kata). Si tratta di dei soggetti didattici che possono essere equiparati a libri di testo, saggi, manuali e anche ad opere di letteratura. Quelli “composti” da maestri che avevano ricevuto lo stigma dell’ “illuminazione” e quelli “elaborati” da una scuola corretta nello scorrere del tempo e delle esperienze, sono delle vere e proprie opere d’arte che sintetizzano, oltre la tecnica, importanti testimonianze sociali, filosofiche, religiose, umane. Questi testi composti da movimento nel loro processo di studio sono “spiegati” da precise figure didattiche, i maestri e gli istruttori, più i compagni più anziani che, se padroni effettivi della conoscenza, guidano progressivamente l’allievo alla prima scoperta del materiale contenuto...
  NOTE SUGLI IDEOGRAMMI E LORO SIGNIFICATI Un avviso per partire: un occidentale medio si accontenta della traduzione di un testo originalmente in ideogrammi così come gli viene fornita o, al massimo, attribuisce all'ideogramma il primo significato che gli viene mostrato sui vocabolari. La traduzione degli ideogrammi sino-giapponesi in un linguaggio occidentale è una operazione che raramente ha risultati soddisfacenti. Gli autori spesso svicolano verso i significati standard più generalisti con il risultato di rendere il passaggio del testo tradotto superficiale, fraintendibile. Già più corretto è l’uso che da qualche tempo viene usato dagli autori (me compreso, quando possibile) di allegare l’ideogramma da cui viene la traduzione accanto alla parola o alla frase o metterlo nelle note con qualche parola in più di approfondimento. Un buon filologo della lingua che abbia compiuto un percorso di studi sui temi e l’ambiente culturale a cui si riferisce l’opera tradotta può fare sì una ...
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Riflessioni e Sogni di Tecnica e Pensiero Nella cultura giapponese ci sono più maniere di indicare gli “opposti complementari” che rientrano della teoria Yang/Yin. Troviamo i termini “Omote e Ura” (con sottocategorie, nelle Arti Marziali, come Mae e Gyaku, Irimi e Nagashi, etc.), “Tatemae e Honme”, Hyōri, Kitō e altre. Ogni coppia o doppia (Hyori, Kito) esprimerebbero delle sfumature o catalogazioni diverse. Ieri sera al Dōjō era in programma lo studio applicativo di alcuni Waza dei primi kata Happoken, i “tre sinottici” dello Yoseikan Budo e, a fine lezione, ragionavo con i miei istruttori-assistenti su letture possibili dei Tai Sabaki e conseguenti applicazioni della forza nelle tecniche stesse, uno studio che ricaderebbe nel 4°/5° livello di approfondimento del Kata, nella dinamica di studiare il Kata [型] per apprendere il Kata [形]. Bene, una “discussione” interessante da cui conseguono sperimentazioni di Waza. Come collocazione porrei questo materiale di studi nell’Honme. La notte...
  Lo studio ha una caratteristica costante... Almeno quello “vero” … Inizi, ma non finisce. Un argomento non arriva mai alla completezza, più ti ci addentri, più ti accorgi che hai bisogno di sapere altre cose, leggere altri testi, raggiungere altre fonti. Per cui non c’è mai una conclusione. Certo, puoi e devi dare una forma a quanto hai esaminato, imparato. Magari degli appunti o uno scritto, dal saggio breve al libro. Lo fai per te stesso, dare un ordine a quanto hai imparato, quella “forma” che costituisce la verifica di quanto conosci. Lo fai per te, lo fai per altri, perché possano soddisfare sete di sapere o più semplice curiosità e magari discutere per controllare i dati e/o offrire suggerimenti. Una cosa è certa, tutto è in rapporto a quanto hai potuto sapere, capire fin a quel momento. È sempre così, per me è una dichiarazione sottointesa ma assoluta, la premessa obbligatoria ad ogni ricerca "scientifica" (e no): “alla luce delle conoscenze attuali”, mie o dell’inte...