Tra le Due Spade c’è il Punto.

Conversazioni all’ombra
Prima: Quanti Guerrieri, Quante Spade
La campagna siciliana in Estate, un inno all’ebbrezza panica.
Mentre risuonano ancora tra gli alberi e gli arbusti le note del flauto di Dafne, ci sediamo all’ombra, in una macchia di olivo e mirto, alcuni amici ed io.
Ci siamo appena allenati in una radura poco distante, inchinandoci prima verso il punto dell’alba e accettando il meraviglioso.
La spada, e poi mani nude sugli stessi principi.
Io: Oggi vi ho fatto allenare con Kata a coppie di Kenjutsu. Ho sottolineato dei punti, delle direzioni e delle tecniche. Che c’è uno che attacca, chiamiamolo Uke in breve e poi viene sconfitto. E un attaccato che vince.
Poi, similmente, a mani nude.
Ci sono diversi strati e punti di vista
Ci sono dei motivi e sono importanti.
Un allievo, Mario: Prima ci dicevi che nelle azioni in coppia ci sono, appunto, diversi strati…
Io: Abbiamo fatto esecuzioni di Kata a due, i Kumitachi. Di varie scuole. C’è una scuola medioevale, il Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū, ma ha una forma di Kata unica, e ne parlerò poi. Le altre, una scuola primo-moderna come il Katayama Ryū, una moderna come l’Hōki Ryū e due contemporanee come il Kendō e lo Yōseikan Budō. Tutte prevedono delle “figure” composte, in genere, da un attacco e da una risposta.
Mario: Si, e ne abbiamo fatte un paio per scuola, e hai insistito molto a ripeterci più volte a quali scuole corrispondevano sia quando le mostravi, sia mentre ripetevamo.
Io: E’ un po’ come osservare una serie di opere con una diversa cronologia. Pittura, scultura, musica, letteratura. In questo caso è facile effettuare una datazione.
Simone, altro allievo: Beh, distinguere tra il Katori Shintō Ryū e il blocco delle altre è più facile, distinguere queste tra loro all’inizio è un po’ difficile…
Io: E poi?
Simone: Si cominciano a vedere delle differenze. E’ vero!
Mario: Già, come una specie di “carattere” diverso…
Io: Bene. Vediamo di approfondire: la parte dell’attaccante, quello che in genere finisce “sconfitto”, dovrebbe essere svolto da un adepto più anziano, esperto, raffinato, di chi poi esegue la soluzione dall’attacco che lo specifico Kata offre.
Per cui, all’inizio di ogni scambio che volevo farvi praticare, ho mostrato la parte “vincente” con un vostro compagno che mi segue specificatamente in quella scuola, poi ho svolto la parte dell’attaccante nel tempo corretto e lui ha applicato la soluzione. Ci siamo?
Giacomo, altro allievo: Si, abbiamo presente. E quando abbiamo eseguito, a turno ci hai fatto da attaccante.
Io: Bene
Questo affidamento del ruolo attaccante a un più “anziano” non è solo per assicurare che l’attacco sia autentico, efficace nel ritmo e nella misura, adeguato a quanto vuole l’insegnamento della scuola. Dopo aver realizzato l’attacco richiesto, l’adepto seniore riceve il contrattacco del più “giovane” collega, controlla la sua adeguatezza e, al contempo, impara…
Simone: A parte il fatto che sembrava che volevi farci fuori, l’attaccante, come impara?
Io: Bisogna sempre stare attenti e presenti. Molti interpretano questo ruolo che prevede la sconfitta come un facile e non impegnativo ruolo. Passivo dopo una fase attiva ma scontata. Non è così.
Pensateci bene!
Mario: Stai lì e accetti il contrattacco. Veramente le mie prime volte come attaccante avevo un po’ di timore ad aspettare il colpo di bokken che si ferma a qualche centimetro. Poi mi sono reso conto che è una questione di doverosa fiducia sia nel compagno che nell’insegnamento, nell’allenamento che ci hai impartito.
C’è sempre un brivido e una “voglia” di reagire.
Io: Ecco! L’attaccante nella sconfitta, se è attento impara gli intervalli in cui può riprendere l’iniziativa (Sen, Vorshlag) o contro-contrattaccare (i vari Sen e il Nachshlag).
Simone: A volte non c’è un intervallo, io attacco, e mentre attacco vengo neutralizzato-sconfitto.
Io: L’esecuzione corretta è potenzialmente definitiva, ma possono esserci dei “buchi”, comunque. Dipende da quanto l’attaccante e seniore ha evoluto il suo studio.
Se si riesce a “percepire” questo intervallo può, se previsto dal tema dell’allenamento, piazzare il contro-contrattacco. Adesso è ancora presto ma occorre già studiare in prospettiva. Questo contro-contrattacco, a sua volta, sarà espresso dall’azione o dal principio di un altro Kata della stessa scuola, secondo degli intuibili schemi confortati da istruzioni contenute nei Kuden e, di solito, rappresentate da uno dei bigrammi o trigrammi del sistema In-Yō secondo le leggi dello stesso sistema. Oppure, ancora, attraverso l’indicazione di Kami e/o bodhisattva patroni “della direzione”.
Mario e Simone: Non è ancora chiaro. Tu ci hai detto che s’impara ogni singolo scambio di cui sono composti questi Kata a “figure”, cercandolo di migliorarlo sempre, ma che, ad un certo punto, si cominciano a “sentire cose”, all’inizio elementari, piccole…
Io: inserire uno spostamento adatto, per esempio…
Giacomo: e poi si trovano altri svolgimenti…
Io: si, che non sono personalizzazioni, piuttosto approfondimenti.
Simone: Ci hai spiegato le basi dell’In-Yō. Sono molto semplici, ma profonde. Così ognuna di queste figure che compongono i Kata corrisponderebbero ai quattro bigrammi, ai Cinque Elementi o all’Hakka-Ba Gua, che sono Otto Trigrammi.
Io: Esattamente, per cui dato un bigramma o trigramma possiamo accostarne un altro che avrà determinati effetti secondo le dinamiche previste e neutralizzerà il contrattacco secondo le sue caratteristiche e in rapporto a quelle.
Quinto, altro allievo: E questo è chiaro, non agevole da visualizzare, ma con l’esercizio e lo studio, che è interessante, mi pare possa diventare scorrevole.
Giacomo: Ma i Kami e i Bodhisattva?
Io: è un discorso parallelo. Sono i patroni delle varie direzioni oppure rappresentano delle energie o composizioni delle stesse che corrispondono ai loro attributi. E ancora, azioni mentali, caratteristiche funzionali che ti donano e rendono abile a raggiungere dei vantaggi sull’avversario. Queste “doti” sono legate ai movimenti di corpo e d’arma, che diventano contemporaneamente “Tecniche-Waza” che “Principi-Ri-Essenze”.
Ma su questo voglio ritornarci dopo.
Francesca, allieva: Sembra un mondo pieno si sensazioni, energie, presenze.
Io: Lo è, non pensi? Quando vi porto in questi posti non trovi che la pratica scorre di volta in volta uguale e diversa. E al Dōjō? Non c’è una “costanza discontinua”?
Francesca: Spesso sono così piena di quello che devo fare che non riesco ad avere “abbastanza me” per percepire… Ma sì, sento che è così!
Io: Non schematizzate troppo e, allo stesso tempo, per ora, schematizzate.
Tenete presente che ci sono certi schemi che rompono gli schemi che vi formate. Apparentemente? Sì...e no!
Nei Kata, nella loro varietà, ci sono altre cose, tipo una provocazione da parte del più giovane. Si diciamo, c’è “altro”.
Ma un punto che devo sottolinearvi e vorrei che comprendeste, è quello di questi due ruoli “essenziali” che incarnano, a turno e innanzitutto, le forze più pure, gli effetti reciproci con cui queste agiscono e si armonizzano. Però tenete presente che l’armonizzazione può avere come effetto anche, per esempio in natura, un terremoto, un maremoto. Nello scenario del Bugei una morte, una mutilazione.
Valeria, altra allieva: Fa un po’ impressione pensare, visualizzare questo!
Io: Noi siamo composti, gestiamo energie ed essenze. Ognuno di noi è diverso, ma queste cose “sono”. E sono varie. A prima vista possiamo credere di potere effettuare una suddivisione attribuendo a loro delle caratteristiche di positivo e negativo.
Ma…
Il positivo ha sempre una porzione di negativo
Il negativo ha sempre una porzione di positivo.
Non è detto che il positivo sia sempre bene.
Non è detto che il negativo sia sempre male. Può essere, caso per caso, il contrario.
Amore, affetto, amicizia e generosità… tutti darebbero un’attribuzione “positiva” a questi sentimenti.
Ma tutti voi sapete che possono degenerare a vari stadi, essere dannosi, patologici, distruttivi.
Odio, violenza, aggressività, egoismo… a loro volta l’attribuzione sarebbe “negativa”. Ma se non possediamo una qualche forma di ciascuno di questi saremmo imbelli in molti casi della vita. E, senza questi non riusciremmo ad elaborare i primi quattro. Avere la capacità di dominarli tutti e svilupparli secondo le necessità. E questo è un altro punto delle Discipline Marziali, del Bugei.
Valeria: Non è semplice da metabolizzare.
Io: Le ripetizioni di Suburi a centinaia sono ottimi digestivi…
Ma comunque...
Ricordate, noi vediamo dei movimenti che hanno dei risultati. Un attacco viene neutralizzato e c’è una risposta efficace. O una evasione e così via. Abbiamo appena parlato che l’esistenza dei due ruoli dà delle letture. Rappresenta due modalità di un conflitto. Così l’attacco è apparentemente perdente ma la forma deve essere “letta” in ogni sua frase. Come una poesia antica in cui ogni verso esprime più di un significato e si sostiene anche da solo. Ma presenta “legature” e inversioni dietro la prima apparenza. Siate consci che l’attacco, studiato, può rendere impossibile la difesa. Ma, c’è un altro punto da aver chiaro.
Giacomo: Riguarda?
Io: Quello che avete tra le mani, non i simulacri, ma le Spade stesse!
Ricordate, ve l’ho detto più volte. La spada non è solo l’arma che è stata studiata più a fondo nella storia dell’uomo, è anche un oggetto, o meglio un soggetto, che ha stabilito un particolare rapporto con chi l’impugna, che racchiude in se tutti e cinque gli elementi del sistema Yin-Yang per l’Oriente e l’operazione alchemica per l’Occidente.
Ora, in un modo o nell’altro tutti i testi di grandi scuole di Bugei, delle Discipline Marziali, quelli finora resi disponibili in un linguaggio occidentale, testimoniano un principio trasversale a tutte le scuole, fondante, quello delle “Due Spade” o della “Spada Doppia”, che posseggono in sé le opposte e complementari nature dell’essere umano e della realtà-cosmo in cui vive.
Valeria: Cosa dicono questi testi?
Qui vi faccio una sintesi. Si parla di Ryōken. La parola è composta da due ideogrammi [両劎] e vale la pena di esaminarli, come sempre. Direi, anzi, che è un atto necessario.
[劎] è un ideogramma antico che si riferisce alla spada cinese a doppio taglio, il Jian, un’arma che appare nel VI secolo aC. In Giappone si legge Ken o Tsurugi e fa riferimento alla spada a doppio taglio dei periodi Kofun e primo Heian, ma anche alle spade degli Dei che vengono citate nelle cronache mitiche della creazione e pacificazione del paese, poi usate dai anche dai primi imperatori ed eroi per assicurarsi il controllo sul paese. Questo ideogramma, usato anche nelle parole Kenjutsu e Kendō ha un valore spirituale immediato rispetto all’ideogramma [刀], lettura Tō, usato in seguito per le spade curve ad un solo taglio, Tachi e Katana.
Valeria: Così questo ideogramma ha un valore maggiore?
Io: diciamo che indica specificatamente un aspetto. Ma andiamo passo-passo.
[両] Significa “Due” ma con una sfumatura, ovvero “entrambi” di una coppia. Per esempio i genitori, le braccia, il davanti e il retro (e qui entra il riferimento indiretto anche ai concetti complementari di Omote e Ura, Tatemae e honme).
Per cui, volendo “svolgere” il concetto, Ryōken, fa riferimento ad una coppia di spade con “valori o essenze” diverse e, ripeto complementari, o a una spada a due tagli di cui ogni taglio ha un suo significato. Ritornando alla coppia di spade, fa riferimento anche al fatto che i guerrieri, i Bushi, portavano due di lame, un’arma più lunga e una più corta, che rappresentavano usi pratici e simbolici. Questo si rafforzò nel Sengoku Jidai, il periodo delle guerre, e nello shōgunato Tokugawa, un periodo di pace.
Simone: il Daishō, le Due Spade che solo il Samurai poteva portare!
Io: L’esclusività di portare le spade per i Bushi viene affermata dall’editto “Katanagari” di Toyotomi Hideyoshi del 1588. Che poi non era il primo. Il fatto delle due spade non aveva solo un aspetto tattico, ma, a livello di uomini politici, letterati e uomini colti, il fatto dei differenti valori insiti nel “Due Spade” era noto.
Mario: Ma quali erano questi concetti o principi?
Io: Si, ripartiamo da Ryōken. “Due Spade” o “Spada a Doppio Taglio” (ken-tsurugi: a doppio taglio) o, parallelamente, “Entrabe le Spade” e “Entrambi i Tagli”. Potrebbe anche significare “Due Scherme” o “Entrambe le Maniere di Usare le Spade" o, ancora, il "Positivo e Negativo della Spada".
E, seguendo la storia della spada in Giappone, prima parliamo del Ken o Tsurugi a doppio taglio.
Dato che aveva questa forma con due fili, brandeggiandola, uno dei due fili, quello che in scherma occidentale viene chiamato il “falso filo”, è rivolto verso di sé. Oltre il taglio potenziale, c’è una energia che viene indirizzata verso noi stessi. Il principio è che se compi atti disonorevoli o ingiusti, la tua stessa spada ti punirà.
Questo, però, è solo un primo livello. La Spada Tsurugi ha un legame con le forze dei Kami celesti e, in certi casi, terrestri. Possiede “energia meravigliosa”, il “Tama”, passata all’arma attraverso la forgiatura, che coinvolge i cinque elementi e riceve l’energia dei Kami e delle stelle in precisi passaggi del cerimoniale incluso nell’opera. Sono “Spade di Giustizia”, vengono usate per secoli oltre che per la guerra anche nelle cerimonie in cui si scacciano o domano gli spiriti e le energie malevole, squilibrate. Questa scherma sciamanica è all’origine di diverse scuole antiche, come quelle di Katori, Kashima e Kurama, poi ci sono molte che attribuiscono a un Tengu le loro origini. Il tessuto tecnico che in maestri fondatori come Ienao o Takenouchi viene in buona parte dai contenuti di queste cerimonie ancestrali. E da queste cerimonie anche molti principi che non dividono l’esoterico dal quotidiano, proprio per il modus pensandi della loro cultura nazionale.
Mario: Ma, nella scherma occidentale c’è questo?
Io: Nella scherma occidentale molto è stato nascosto: prima per sottrarlo all’occhiuta sorveglianza della chiesa, poi perché sommerso dalla deriva sportiva. Ma se si esaminano opere “eretiche” come la Materia di Britannia e del Graal o tra le righe dei trattati, qualcosa filtra, e la conoscenza che possiamo desumere dal Giappone ci può aiutare, anzi ci aiuta, ad effettuare questo recupero, questa decrittazione.
Mario: Ricordo motti come “Non mi Sguainare senza Giustizia” o “Non mi Sguainare se il Cuore ti Manca”…
Io: Si, sono motti che riassumono bene quanto ho già detto.
Francesca: Ma, quando l’arma è diventata una lama curva a un solo taglio, come hanno fatto?
Io: Il Bushi ha proiettato questi principi sulle due lame che portava, continuando spesso ad usare l’ideogramma Ken [劍] invece che Tō [刀]. Col tempo diversi spadaccini e maestri hanno cominciato a estendere proprio al Tō i significati, facendone un’esegesi.
Simone: E come, appunto?
Io: Le varie scuole hanno immaginato dei principi modelli. Ora vi faccio alcuni esempi-
I vari Shinkage Ryū hanno visualizzato delle coppie:
- la prima, è quella della Spada Interna, cioè la Spada del Cuore e della Mente (shinken - 真剣) più la Spada Esterna, quella della Tecnica (gaiken – 外劍);
- la seconda è la Spada del Vuoto [dell'Esistenza] (kūken - 空劎 – esprime una fusione del proprio spirito con Cielo e Terra) più la Spada dell'Esistenza (yūken - 有劎 – può indicare una persona nobile come la spada connessa con la vita quotidiana).
Ovviamente tali principi possono essere proiettati simultaneamente solo sulla Spada Lunga (Daitō) o divisi nella coppia Lungo-Corto. L’importante è che siano chiari e presenti.
Ovvio che nelle scuole l’allenamento primario e unico per molti anni è quello alla spada fisica e materiale. I principi “passano” attraverso proprio la pratica dei Kata, Kumikata e forme di Randori, con saltuarie, veloci, personalizzate istruzioni che li catalizzano.
Valeria: E’ affascinante.
Io: E’ la grande cultura di uno dei tre archetipi dei vertici della spirale.
Giacomo: Ma una spirale non ha vertici!
Io: Dici?
Francesca: E altre scuole come simboleggiano questi principi?
Io: Beh, l’Ittō Ryū, per esempio, li proietta su Katana/Tachi/Tō, attribuendoglieli. Questa scuola per principio fondante si proclama “dell’unica spada” che è “tutte le spade”. Inoltre proprio, come ho detto, dà significati anche al Tō [刀]. Il Kanji è composto da due tratti 𠃌 e 丿. Il primo tratto [𠃌] per questa scuola deriva da un modo molto antico di scrivere un ideogramma che rappresenta una persona. [丿] è impugnare una spada lunga, l’ōdachi oppure una spada corta, il kodachi. La stessa scuola dà un’altra interpretazione per [丿], ovvero che rappresenta la propria natura essenziale mentre l’altro tratto, 𠃌, rappresenta la purezza delle proprie intenzioni. Queste quattro letture realizzano lo scopo della spada per l’Ittō-ryū, dove alleni insieme sia il carattere che l'intenzione insieme e infondi la tua spada con essi.
Sempre date la particolarità della scuola, queste proiezioni mentali e spirituali vengono infuse nel Tō, per cui troviamo lo Tsumugari no Tachi (都牟刈りの太刀 – è la spada di Yamato Takeru, è uno dei Tre Tesori imperiali), l’Ikutachi (生太刀 è la spada di Ōkuninushi, che “ristora la vita”), l'intangibile Spada Incontaminata (Shōjōtō 清浄刀 – la Spada che Purifica). Notate come l’Ittō Ryū trasporti appunto sulla Katana l’essenza delle Spade Divine, “Mitama no Tsurugi”.
Valeria: Per cui, i nostri Bokken…
Io: Dovete sentirli come vere e proprie spade d’acciaio affilate. Averne timore per poi non aver timore della spada reale, lo Shinken!
C’è anche il binomio di “modo d’uso” formato dalla coppia (殺人刀 setsunintō) e (活人劎 - katsujinken). La prima parola significa “La Spada (a un taglio, Tachi o Katana) che ‘recide’ o ‘taglia via’ l’Uomo”, la seconda “La Spada (a due tagli, Ken o Tsurugi) che ‘riporta in vita’ l’Uomo”.
Ma ne parlo una prossima volta.
Simone: Non è facile. Certo, se si usano bene si fanno sentire. Comprendi l’azione, ti formi il rispetto.
Io: E questo è un cammino o, meglio, “un campo”.
Ci sono altre cose sulle “Due Spade” e le varie scuole. Per questa discussione voglio solo aggiungere una delle interpretazioni del Katayama Ryū, in cui le “Due Spade” sono appunto il Daishō e la spada corta è “il taglio rivolto verso di noi”, con cui dobbiamo fare seppuku in seguito a nostre azioni sbagliate. E’ una visione restrittiva, simile all’ossessione che ricorre nell’Hagakure. Non mi convince molto, ma resta una notizia importante con cui confrontarsi.
Ma per oggi abbiamo trattato abbastanza. Ci sono ancora molte cose da dire. Dopo mooooolta pratica da fare!

Francesca: Quello che ci hai detto è molto interessante. Ma non dicevi che in Giappone danno solo brevi istruzioni al singolo e dopo molta pratica. Vero è che quasi tutti qui pratichiamo con te da un certo tempo ma non ci sentiamo ancora “sicuri”.
Io: E’ bene non esaltarsi. Ma anche dovete riconoscere che sapete delle cose.
Per gli allievi giapponesi è diverso, perché sono cose che erano e sono nella loro cultura. Io devo creare in voi questa “cultura” e cercare di raccordarla con la nostra.
Al prossimo allenamento vi dirò altro...

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