Appunti sulle ricerche
E’ un periodo dove c’è una certa proposta e/o disponibilità di testi di storia, cultura e altro sul Giappone e l’Oriente in generale.
Diverse case editrici come la Luni, Jaca Books, Mediterranee, Ippocampo, ObarraO, Theoria, Ibis, Ran Network e altre, per l’Italia, stampano ed editano del buon materiale mentre, per l’estero si possono citare le varie “press” delle Università di Princeton, Hawai, Harvard, Stanford nonché altri editori come Purple Cloud, Tuttle, Nippon Budokan, Kodansha. E, grande conquista, i numerosi autori che escono in autoedizione.
Nonostante questa messe, chi studia non può che lamentare: non è abbastanza! (e non lo è). Conoscere non fa altro che far rendere conto di quanto inadeguata sia la propria – e generale – conoscenza.
Anche se ci restringiamo nel nostro piccolo ambito della cultura legata al Bugei, le Arti Marziali del Giappone, attingendo ai testi di maestri che si stanno rendendo disponibili, chi ha un po’ di cultura si rende conto subito che le righe di testo hanno riferimenti su riferimenti non solo al Waza o tecniche della scuola a cui lo stesso testo appartiene, non solo alle istruzioni orali comunicate direttamente dal maestro all’allievo, ma anche a vaste aree della cultura generale del paese comprendendo in questo sia quella generale che quella particolare della zona regionale in cui agisce la scuola. Sono riferimenti a storia, mitologia, folklore, religione, letteratura, esoterismo, comprendendo epica, poesia, trattati filosofici, storie, altro).
Per questo ritengo che sia la traduzione fatta da Kenji Tokitsu dei testi di Musashi nel 1998, la prima volta con un apparato di note degno del suo nome, sia il più recente libro “Unravelling the Cords” sul Taisha-ryū, traduzione completata da un adeguata dotazione di note e, finalmente, di saggi di approfondimento e relazione, siano due opere esemplari.
Capire gli ambiti storici, culturali e di costume in cui si sviluppa dapprima il maestro fondatore, poi la scuola da lui generata, arricchisce non solo la “lettura” della tecnica e dei Ri (Principi) e Heihō (Strategia) ma “dà il taglio” a cosa i passaggi fisici e le istruzioni scritte si riferiscono.
Un esempio inadeguato può essere estratto dalla lettura del 70° paragrafo del testo Jirinden del Katayama Ryū, un’opera assai interessante che sta venendo progressivamente svelata dai maestri della scuola Shinbu Kai. Il paragrafo offre un esempio di pensiero analogico, proprio della mentalità orientale, incentrato sull’Oceano come entità esemplare. Questo personaggio-Oceano che troviamo nel testo è parallelamente simile ai riferimenti alle divinità greche e romane che troviamo nei testi classici e, per fare l’esempio di un possibile riferimento al “corpus” del pensiero giapponese, potrebbe avere dei legami con degli scritti di Amidismo di Shinran (1173/1262).
E’ un’impressione, ma è certo che la mentalità sino-giapponese prevedeva che ogni testo facesse riferimenti (raramente espressi in modo esplicito) ad altri testi, primariamente i Classici, poi ad opere come poesie celebri, commenti, racconti, creando una forma di “messaggio intrecciato” che poteva essere decifrato solo da chi possedesse una simile educazione.
Per complicare le cose, degli ideogrammi-cardine, la “teoria del paravento”, attraverso riferimenti omofoni, possono raddoppiare la lettura e i significati. E’ un espediente usato principalmente in poesia ma, essendo quasi tutti i maestri uomini di cultura e sperimentati in Haiku e Tanka, è spesso trasportato anche nei testi.
Per finire, il problema della mancanza della reperibilità di quei testi di cosiddetta “storia minore” che minore non è. Facciamo un esempio: sarebbe molto utile avere dei testi esaustivi e particolareggiati, monografie, biografie, analisi settoriali che diano il corretto approfondimento su alcuni personaggi del XVI secolo-inizio XVII giapponese.
Parlo di Toyotomi Hideyoshi (di questo qualcosa c’è, ma ancora poco approfondito, devo ancora leggere il romanzo “Taiko” di Yoshikawa, che potrebbe dare spunti), Toyotomi Hidetsugu (un personaggio complesso e contraddittorio), Toyotomi Hideyori (secondo delle notizie che circolano in rete su questo personaggio gli studi sono pochi) e l’imperatore Go-yōzei.
Quest’ultimo è una figura cardine che ebbe parecchia influenza tra la fine del periodo Azuchi-Momoyama ed Edo. Di salute piuttosto fragile, fu trattenuto sul trono più di quanto lui volesse dalla volontà dei Toyotomi e di Ieyasu Tokugawa. Era un fine intellettuale e un letterato, esperto di Confucianesimo e Kokugaku (cultura nazionale giapponese). Scrisse opere sulla poesia, commenti ai classici della letteratura giapponese, ai quattro testi confuciani. Fu anche un fine pittore e calligrafo. Chissà, quando accettò la dimostrazione di Katayama Hisayasu e della sua arte di spada, quale scambio di idee e concetti non verbali e verbali ci furono.
Anche il perché e il come della dimostrazione non sappiamo. O delle dimostrazioni alla corte imperiale nei tempi e nel tempo.
Quanto sappiamo è la parte emersa, forse neanche tutto…
Sono i “dolori (e piaceri) dell’agile ricercatore”…


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