Il Kata come Rito e ricerca interrelata del Dao, di Dainichi e del Kami.

Addentrandosi negli studi sulla cultura orientale si trovano elementi che approfondiscono la lettura del Kata.
Ma già nel “mezzo” di questo cammino, come Dante, io occidentale sono già conscio che devo purificare la mia visione, riconoscendo le sovrastrutture culturali che la vita comune mi sovrappone e usa per allinearmi in una massa. Così, pur camminando in una sfera diversa ritrovo le radici. È un altro arricchimento che ricevo dal Bugei e dall’Ars Dimicandi.

Già ho sottolineato più volte come la maggior parte dei praticanti di Arti Marziali giapponesi (ma non solo) non abbia la minima idea di come si “legge” ed approfondisce un Kata. E, noto, alcuni dei para-maranza che si gabellano per praticanti, se ne vantano pure.
Ho già esposto la teoria-prassi dei Sei Livelli di studio ed approfondimento e il cammino ciclico per i due Kata [型e 形].
Ora esprimo un altro punto.
La cultura orientale non effettua una separazione tra corpo e mente e spirito. Cerca di far partire la conoscenza attraverso l’azione umana del corpo, ma considera anche l’opzione inversa. In ogni modo sono sempre associati.
Di conseguenza ogni “argomento” va considerato ed esplorato globalmente su tutti e tre questi punti.
Fondamento culturale è la sensibilità sciamanica-animista del popolo giapponese. Il primo modello per la formazione dei Kata sono state le danze estatiche Kagura e altre danze che interpretano sia la Natura che le attività umane. Con un forte collegamento con la pratica importantissima della purificazione, Misogi e Harae, le più antiche forme-kata venivano eseguite da sciamani-guardiani detti Hafuribe nei più importanti santuari Shintō.
Alla luce delle nostre conoscenze attuali non abbiamo esempi di tali danze. Certamente oltre il movimento c’erano delle direzioni legati ai punti cardinali e alle costellazioni con schemi corporei legati alle caratteristiche di relative divinità.
In alcune scuole sono rimasti diversi segni di questo patrimonio atavico, in primis il Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū ma anche le scuole di Kashima e altre.
Su questo primo stato culturale si accostò subito la materia dei poli energetici come lettura delle forze che venivano emanate dagli Dei, di quelle regolate dalla Terra e, anche, di quelle manipolate dall’Uomo nella sua mansione di intermediario. Questo ruolo, a sua volta, poteva essere in accordo con i riti o discorde, con conseguenze relative.
Poi viene il Buddismo esoterico, con i suoi concetti e mezzi. I primi segni di questa presenza culturale li troviamo in diverse scuole dal XV secolo in poi.
Ci sono, ovviamente, molti argomenti già su queste cose che ho affermato. Altri ancora su influenze non ancora ben afferrate. Sono lavori sempre in corso e divenire.

C’è un punto che voglio sottolineare
Si tratta di riuscire a scindere la visione moderna che abbiamo assorbito con la vita di tutti i giorni e l’assedio dei vari media. Per quanto uno cerchi di formarsi una cultura scelta personale, queste influenze si infiltrano e formano uno strato di sottofondo. Occorre riuscire a riconoscere questi strati quando si mettono in azione e asportarli, così da agire puramente secondo le proprie idee.
Con questa operazione attiva, andiamo avanti.
Il Kata rappresenta sì un’azione fisica ma contemporaneamente ha precisi itinerari mentali e una sfera spirituale non scindibili, anche se sono più lenti da identificare e possedere. Come un composto alchemico unisce dei movimenti del corpo indirizzati in varie direzioni (nei Kata sono presenti, secondo i maestri autori, i Cinque Elementi Yin-Yang, le otto direzioni del Bagua/Hakka, altri insiemi iniziatici e spirituali che prendono diversi nomi nelle religioni e filosofie di tutto il mondo). L’aspetto tattico e definitivo dei kata del Bugei sono dei mezzi per comprendere oltre. Le danze sciamaniche animistiche (Kagura ed altre), i rituali buddisti esoterici, la ritualità religiosa confuciana e i principi della compartecipazione degli opposti sono le strutture a cui i Ryūso si ispirarono, secondo la loro formazione culturale e il loro particolare e unico istinto o spirito enfatico ed empatico che li rendeva particolarmente sensibili alla percezione delle forze del Mondo.
Così, noi per formazione culturale separiamo, ma è un tutt’uno. L’esecuzione e lo studio nelle modalità già dette (e altre che, probabilmente, scoprirò) fa queste diverse azioni attraverso il movimento e l’addestramento del corpo e la conseguente spiegazione dei principi del combattimento:
- quest’ultimi diventano principi di azione sociale e naturale, istruzioni di come “camminare” nel mondo;
- attivano la costruzione della salute ed efficienza psicofisica, danno un istinto e la sensibilità di “percepire” cosa va bene per noi e cosa no;
- sono preghiere e rituali magici in cui gli esecutori ripercorrono la formazione della Realtà (e non solo), il modo in cui è stata armonizzata, le “Forze” spirituali ed energetiche che vi agiscono e la percorrono, si relazionano con le Potenze e puliscono e riequilibrano se stessi.

In questo panorama generale alcune scuole insistono maggiormente su alcuni temi e altre su altri. Alcune potrebbero essere la resa corporea del senso della “Creazione” di Haydn, altre sono un manuale di lettura e acquisizione della scienza dei Trigrammi InYō, altre compongono una danza propiziatoria rivolta alle costellazioni dominanti, assi cosmici e Stelle di Potere.
Anche le scuole contemporanee del Gendai Budō (escludiamo sempre il Karate) ricevono queste influenze. Non sarebbe possibile altrimenti, la cultura, per quanto la diffusione mercantilistica corrompa, non può fare a meno di “essere”.
Cito una testimonianza riferita al Jūdō nei tempi nei quali, vivo e operante Kanō sensei, la sua struttura non era ancora contaminata.
In una dimostrazione della disciplina fatta verso la fine dell’Ottocento, Kanō sensei, secondo la consuetudine, presentò i Kata della sua scuola ad una platea di spettatori in cui erano presenti uomini di spicco della società politica e culturale giapponese.
Uno di questi era l’importante statista Kaishū Katsu (1823/1899), una delle personalità più attive e influenti del Bakumatsu e della Restaurazione Meiji. Statista, creatore della moderna marina giapponese, grande e capace adepto di Kenjutsu. Nella esecuzione di Kime no Kata e, soprattutto del Koshiki no Kata e dell’Itsutsu no Kata disse a Kanō sensei che aveva percepito il Myō del Jūdō (Myō è il mistico, il meraviglioso e il “non comprensibile” delle Cose). Questa affermazione stupì Kanō sensei perché uno dei suoi punti divulgativi insisteva sulla oggettività sperimentale della sua disciplina.
Ma, più tardi, lui stesso ammise che la comprensione iniziatica completa dell’Itsutsu no Kata ancora gli sfuggiva e pensava che dovesse ancora praticare parecchio per raggiungerla.
Questo porta fondamenti alla mia teoria che delle “cose” dell’insegnamento e contenuto culturale “filtra” nella forma-kata in modo inconscio, senza una azione cosciente del maestro creatore. Antico come Ienao sensei o contemporaneo come Kanō o Mochizuki sensei.
Neanche volendo è possibile tagliare fuori questi aspetti "non ordinari". Ma poi perché farlo, sono una ricchezza senza pari.
Così, una cosa che la maggior parte di chi dice di insegnare Arti Marziali non conosce, non riconosce, non capisce, avviene lo stesso, che a loro piaccia o no.
Peccato, però, fare “qualcosa” solo per abitudine, obbligo e/o pigrizia, senza capirla.

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