Una Riflessione Osservando una Demo
Dimostrazione dell’Associazione Kobudō Shinkokai per l’EXPO 2025 con la presenza di Cinquanta scuole Tradizionali.
https://www.youtube.com/live/MXCsnmmDXsI
Osservo le varie scuole ed ecco la prima riflessione:
- Le scuole dimostrano Kata, ognuna al suo modo, con grande tecnica e spirito. Quanti sono il grado di comprendere cosa effettivamente viene fatto? Non c’è assolutamente spazio per gesti spettacolari, strizzate d’occhio al pubblico, concessioni. La “lettura” di quanto avviene è per “occhi educati” (e non solo organici), ha diversi livelli e, nonostante i lunghi studi, per leggere bene quelli superiori dovrei avere ancora più conoscenza di quella che ho.
Ovviamente ho più mezzi per fare letture più avanzate in alcune scuole, ho intuizioni in altre, leggo dei segni che si sono sovrapposti, tigri che si muovono celate tra la nebbia degli Dei.
Non c’è che dire, il dopoguerra ha imposto una cappa che dovrebbe essere tolta prima che si insinui troppo nei principi. Ma il sapere c’è, non per tutti, ma c’è.
Poco dopo, osservando delle scuole con programma di tecniche disarmate, un’altra osservazione:
- Le tecniche d’arma hanno indubbiamente un livello superiore. In quelle a mani nude questo si raggiunge solo quando oppongono il solo corpo ad un’arma, ma passata la distanza della morte, la tecnica si normalizza.
La tecnica a mani nude viene sicuramente, però, da conoscenza dell’altra arma. Da Kata che non sono mostrati. Contrastare un’arma senza conoscere l’arma è una estrazione alla lotteria di Capodanno.
Jigorō Kanō sensei, in tempi moderni, l’aveva compreso. E aveva compreso anche che il Kime no Kata non bastava. Però se n’è andato prima di poter stabilire il Jūdō armato e questo compito l’ha ereditato Minoru Mochizuki sensei.
Tornando al Kata, penso ai tanti che li ripetono senza capirli, o cercano lo spettacolo stravolgendo la disciplina. Guardare le scuole qui presenti: grande livello, esecuzioni austere. Se non c’è un legame con il tracciato dell’Heihō e del Riai, sarà sempre qualcosa di balbettante, esteriore. Vedere il Karate, per esempio, dove anche pluridannati, dopo decenni di pratica, non riescono assolutamente a capire i Kata (quando non lo rifiutano in blocco perché loro “sono moderni”) e, per vero, si tratta di esercizi assai più semplici di questi che sto scorrendo.
E, per finire, un’altra riflessione.
Nella “materia” delle Arti Marziali sino-giapponesi c’è un “principio primo ed assoluto” che è rappresentato/contenuto/incarnato nell’ideogramma Wu/Bu [武]. Al di là del significato “pittorico” del totale e delle sue componenti, Bu, come Dō (Dao/Tao [道]), rappresenta una forza primordiale che ha l’incarico di tagliare l’equilibrio, o ripristinarlo, o correggere uno squilibrio, o aggravarlo. La scissione del Vuoto Potenziale Assoluto nei due opposti complementari è stata fatta dal “Bu”, iniziando il Tutto. Il Bu non è conflitto, ma lo può usare come spegnerlo. È Shiva, è gli Arcangeli, è Marishiten, è il Fato.
(Come il Dao, non si può spiegare a parole, si può tentare solo di evocare un'intuizione).
Le Arti Marziali (che è sempre un nome inadeguato) cercano di armonizzare il praticante al Bu, riprodurre la sua forza per contribuire alla sua opera. Questo spiegano i Kata e i Kuden di una Koryū.
Ma chi non capisce le Due Spade o cerca l’esteriore, il risultato, non può accedere.
Sarà solo una “Scimmia con la Corona”.



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