Riflessioni e Sogni di Tecnica e Pensiero

Nella cultura giapponese ci sono più maniere di indicare gli “opposti complementari” che rientrano della teoria Yang/Yin. Troviamo i termini “Omote e Ura” (con sottocategorie, nelle Arti Marziali, come Mae e Gyaku, Irimi e Nagashi, etc.), “Tatemae e Honme”, Hyōri, Kitō e altre. Ogni coppia o doppia (Hyori, Kito) esprimerebbero delle sfumature o catalogazioni diverse.

Ieri sera al Dōjō era in programma lo studio applicativo di alcuni Waza dei primi kata Happoken, i “tre sinottici” dello Yoseikan Budo e, a fine lezione, ragionavo con i miei istruttori-assistenti su letture possibili dei Tai Sabaki e conseguenti applicazioni della forza nelle tecniche stesse, uno studio che ricaderebbe nel 4°/5° livello di approfondimento del Kata, nella dinamica di studiare il Kata [型] per apprendere il Kata [形].

Bene, una “discussione” interessante da cui conseguono sperimentazioni di Waza.
Come collocazione porrei questo materiale di studi nell’Honme.
La notte, il sonno, per le meravigliose vie del cervello, conscio e inconscio, o grazie gli dei del sonno, Hypnos, Morfeo degli Endless, Somnus, Bes, Vishnu, Ullr, Baku, c’è stata una elaborazione interessante. Spero proprio di riuscire a continuare e sperimentare.
Una giornata siciliana (certo una risposta a questi giorni di malutempu…) di sole e tepore, la campagna della conca di Sferracavallo di una volta, io e uno strano assistente senza volto, in antichi tratturi oggi cancellati dall’edilizia, eseguivamo il Kata Iai Hakkyoku Hen della scuola Katayama Hōki (nota: di questi tempi mi sono, peraltro, concentrato su altre sezioni del curriculum tecnico). Vedevo la scena come se fossi contemporaneamente “dentro” come Tori/Kirikomi/Tsukaite e “fuori come riprese da un drone e/o più telecamere sul piano (come si usa oggi). Uke/Ukedachi/Aite era una sorta di droide umano, con l’aspetto di un bushi. Impugnavamo shinken, ad ogni sequenza tagliavo realmente e questo compagno d'allenamento cadeva per poi rialzarsi intatto tipo cartoons di Tom e Jerry. Fan-ta-sti-co!
Dopo ogni sequenza “ortodossa” il sogno proponeva variazioni, a volte semplici, come adattando il principio della “varietà immediata dei Tai Sabaki possibili” partendo dagli spostamenti base insegnatami da Hiroo Mochizuki sensei, o alterando l’Hasuji dei tagli, secondo le considerazioni del “taglio realistico” espresse da Nakamura Taisaburo sensei, oppure ancora approfondendo l’astrazione del movimento (mantenendo il principio) proprio come avevo postulato ore prima al Dōjō per gli Happoken.
(Happoken e Hakkyoku hanno lo stesso significato…)
Ci sono delle differenze di “struttura” tra Yōseikan Budō, Katayama Hōki e Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū; lo studio comparato rivela bene queste diversità, permettendo di migliorare le singole strutture e le particolarità. Allo stesso tempo si nota il contrario. Così da studiarlo.
Si può parafrasare Ittōsai sensei: “Diecimila Waza sono Uno e Uno è Diecimila Waza”.
Comunque, da Gilgamesh ad Artemidoro, da Platone a Jung, da Sant’Orsola a Ossian, da Lovecraft ad Albus Silente, nel sogno la rivelazione emerge.

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