Punti ed Approfondimenti del Bugei - (Jutsu e Dō)

Esaminando dei contributi di Nishioka sensei.


Da diverso tempo cerco di studiare in modo più approfondito tutta la materia delle Arti Marziali giapponesi. Come in tutti gli studi occorre cercare fonti e studi che spazino in modo ampio nel panorama culturale che, soprattutto nell’ambiente giapponese (ma non solo) comprende l’esame parallelo e comparato delle “Tecniche del Corpo”.
Così, secondo le disponibilità dei testi e delle testimonianze reperite, si leggono trattati ed opere di storia, letteratura, antropologia, religione, filosofia, episodi vissuti e mito. E sempre del caso del Giappone è impossibile non tener conto del “materiale” soprattutto cinese ma anche indiano, coreano e, nei tempi recenti, anche degli apporti europei che anche loro spaziano in molti temi.
Lo studio è trasversale così com’è trasversale la vita, l’esistenza.
E’ una buona fortuna che da qualche anno vengano pubblicati molti testi su questi argomenti e, nel nostro caso specifico del tema di partenza, il Bugei o complesso delle Arti Marziali giapponesi, i vari trattati, una volta segreti, che maestri delle scuole scrivevano per tramandare i principi delle loro discipline.
Un agile ed interessantissimo testo di Nishioka Tsuneo sensei, del Shintō Musō Ryū, dedicato ad aspetti generali del Bugei e particolari della sua scuola, è ricco di spunti e riporta cose comuni a tutte le discipline storiche ed anche a quelle moderne (non eseguite in modo esclusivamente sportivo-agonistico).
Nishioka sensei, io ho spesso ammirato i video delle sue lezioni registrate per il modo sapiente, esauriente e preciso di insegnare. Ho già accennato in precedenti articoli alla sua interessante definizione del “Kata” e del modo di impararlo e farlo proprio.
Qui tratto di due punti molto interessanti da lui esposti:
- Lo Shintō come aspetto intrinseco delle Arti Marziali giapponesi e l’evidenza della sua ineluttabilità;
- l’essere praticanti di Bugei comporta la necessaria connessione con lo “Spirito della Giustizia”.
Primo punto: lo Shintō
Nishioka sensei è stato un grande divulgatore di tutti gli aspetti dello Shintō Musō Ryū presso gli occidentali. Il fatto che in questo scritto insista più volte sulla religione Shintō, come elemento proprio ed indispensabile delle Arti Marziali giapponesi, manifesta una consapevole visione della universalità dello Shintō. Chi è stato in Giappone e ha visitato con rispetto e sensibilità qualche santuario Shintō, i grandi o i piccoli sparsi negli angoli delle campagne, non può non aver avvertito la sensazione di “energia del sacro” che si percepisce in quei luoghi (energia percepibile anche qua in Europa, per esempio, nei vecchi templi pagani come quello di Segesta o in molte chiese sorte su punti particolari; ma qui è più difficile per la nostra maledetta ossessione del “fare rumore”, il suono caotico che riempie non solo le nostre città, ma anche le costruzioni in luoghi isolati, salvo occasionali occasioni).
Il senso dell’importanza e della percezione dello Shintō non è antagonista con le credenze religiose o materialistiche di ognuno. Lo Shintō (*) sensibilizza sulla Natura e su una presenza che la stessa manifesta nel Mondo (inteso anche lo Spazio, ma soprattutto la Terra con cui possiamo più facilmente rapportarci). La rappresentazione di questi “aspetti sensibili” può avvenire attraverso una identificazione in figure-personaggi come Dei, Santi, Bodhisattvā o con le Energie naturali descritte nel Sistema InYō.
L’Arte Marziale suscita, tonifica, accorda, la percezione delle forze naturali (ognuno le definisca come preferisce) che formano il Cosmo e vi circolano. Una trattazione esemplare è stata fatta da ancestrali scienziati-filosofi nella teoria del InYō in Oriente ma anche qui in Occidente ne abbiamo sapienza, celata in testi poco conosciuti come il Corpus Ermeticum, il Cad Goddeu, il Voluspa e altri scritti definiti gnostici (perchè anche lo Shintō in un suo modo promuove la Gnosi) o alchemici (la trasmutazione filosofale personale).
L’adepto(**) delle Arti Marziali, quelle “vere”, attraverso la pratica corretta, attraverso le istruzioni della sua scuola iniettategli da uno “Shi” [師] “al momento opportuno” e la distillazione alchemica eseguita dal suo intero essere (corpo/mente/spirito) grazie agli studi (tipo quelli raccomandati dalla dottrina confuciana), raggiunge dei vari livelli di percezione.
Accordarsi con questa energia è un entrare nel ritmo del “respiro del Mondo” e questo garantisce una armonia e un modo di vivere pieno e soddisfacente.
Il ritmo del Mondo viene definito dai flussi e mutazioni delle polarità. Esistono dei cicli fissi e altri fluidi. L’adepto impara a percepirli e grazie a questo può accordarsi con gli eventi. Più testi di Maestri fondatori delle scuole tradizionali raccomandano la Via del Guerriero come mezzo per risolvere i conflitti grazie alla raggiunta percezione degli squilibri e delle mutazioni “energetiche” (descritte anche nella Medicina Cinese e nel Feng Shui).
Come il marinaio si adatta al vento e non lotta contro di lui, che sarebbe impossibile.
Oviamente invito chi legge queste righe ad approfondire la materia attraverso la pratica presso la mia scuola o presso un altro adepto studioso (Shi [士] questa volta in senso confuciano).
(O di darsi una nuova regola nella sua…)
Secondo punto
Il Bugeisha (***) e la necessaria connessione con lo “Spirito della Giustizia”
Nishioka sensei ripete più volte che essere pervasi dallo “Spirito della Giustizia” è una caratteristica naturale e fondamentale per l’adepto.
E’ una naturale co-esistenza con la comprensione dell’aspetto Shintō esposto sopra.
Ora, la Giustizia non è assolutamente quella umana che si manifesta attraverso le emissioni di leggi e le strutture (polizie, tribunali, giudizi) che lo stesso uomo politico crea per farle osservare. Queste leggi sono una serie di regolamenti che, si spera in condivisione e rispetto reciproco, l’uomo organizzato in una società si dà per poter usufruire di una vita pacifica ed armonica. Il giudice applica le leggi uscite da queste convenzioni ma, appunto, sempre che sia corretto nel suo operato, tale applicazione non è detta che sia la “Giustizia” assoluta.
Nè il giudice deve allontanarsi dalla norma confondendo un sentimento personale con la “Giustizia”.
L’adepto-bugeisha secondo i tempi e gli eventi, grazie alla sua sensibilità alle mutazioni delle Forze e all’assunzione attraverso la pratica-studio dei valori universali, può trovarsi nelle condizioni di poter agire [si tratta di un caso di “riequilibrio” o di lavoro sulla violenza occasionale o strutturale (****)] considerando anche la panoplia di leggi-regolamenti che esiste. Nishioka sensei insiste sulla necessità dell’azione da parte del Bushi, un parallelo con la figura occidentale del cavaliere errante o quella dei Wu Xia cinesi. Questo tipo di azione dovrebbe essere un assunto condiviso e naturale da parte degli adepti. Ce un conflitto con la propaganda odierna, imposta, dove si prescrive una condotta difforme che vuole che la persona rimanga spettatrice o anche succuba delle azioni violente e disarmoniche attivate da fenomeni umani e sociali fuori equilibrio ed armonia.
La lezione di Nishioka sensei ricorda che dobbiamo “agire” come forma di dovere e responsabilità (dal potere derivano responsabilità) a costo di qualsiasi conseguenza. Siamo erranti delle Forze in Equilibrio.
(*) Devo ringraziare Wada sensei per l’avermi guidato ad una esperienza di un rito Shintō presso il santuario dedicato al Primo Imperatore Jinmu (Shinbu) Tennō che è anche patrono dei Bushi e delle scuole di Arti Marziali (con riferimento al Katayama Ryū che pratico e studio senza pormi limiti).
(**) Devo dare una definizione di “adepto” per evitare false interpretazioni – a volte petulanti – da parte dei lettori. La qualifica piena di adepto esclude chi pratica per pochi anni o anche per anni, chi ritiene l’Arte Marziale solo un esercizio fisico tutt’al più con qualche motto comportamentale e istruzione sociale. Escluso è anche chi la estrania dalla sua cultura originale o chi, al contrario, ammanta la sua pratica di un folklore esteriore di maniera, chi si chiude negli stereotipi o si limita a prescindere, chi si chiude in una visione limitata.
(***) Da tempo preferisco la definizione di “Bugeisha” (chi pratica-studia il Bugei, ovvero tutto ciò che si riferisce alla marzialità) a quella di “Budōka” perché questa seconda definizione fa riferimento più specifico all’aspetto Bu-Dō, ovvero la pratica “filosofica”, mentre io considero necessario un modello di studio che comprenda sia il Jutsu che il Dō in piano paritario, impostazione contenuta in “Bugei”.
(****) L’azione viene simboleggiata nel Bugei con le due espressioni Satsujintō [殺人刀 – la Spada che Prende la Vita] e Katsujinken [活人剣 – La Spada che Salva la Vita]. Nelle scuole di pensiero orientali (e in quelle tradizionali occidentali) non c’è contrapposizione ma complementarietà.

(Nella foto in alto: il Torii di accesso del Kofun del primo imperatore, Jinmu Tenno)

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