La Tigre e il suo paradosso

Considerate una grossa Tigre Reale del Bengala, due quintali-tre di felino, tre metri di lunghezza, un predatore carnivoro che può attaccare vittoriosamente, in solitaria, bufali, cinghiali, cervi, anche rinoceronti. Da ferma può saltare sei metri in lunghezza e diversi metri in altezza, magari con una preda tra le fauci. Una forte e precisa macchina bellica.

Pensate ora di voler metterla in cattività, evitare che cacci fornendole abbondante cibo a intervalli regolari, abituatela alla cattività e al contatto non competitivo con altri animali, magari addestratela anche per ruoli circensi. Magari ancora toglietele o spuntategli gli artigli e le zanne.

Certo, solo con la potenza del suo fisico, zampate, zompate addosso, scrolloni tra le mascelle, può fare male anche in modo definitivo ma… non è più quella che sarebbe stata in Natura.
Perché e chi fa questo: ci sono persone che si convincono di “civilizzare” così l’esemplare, di fargli vivere una vita più “comoda” che non comporti la predazione su altri animali.
Ecco, le Arti Marziali, il Bugei, sono questo adesso. Uno stupro alla loro natura.
Certo, il paragone può sembrare strano, ma le metafore funzionano così.
Le Arti Marziali hanno un grande contenuto di educazione, progresso globale dell’individuo, miglioramento della salute, valori sociali ed altro.
Ma sono intessute nel principio del combattimento reale, dell’efficienza spietata pari a quella della Tigre.
Con delle operazioni intellettuali vari maestri di grande livello hanno messo in evidenza il lato filosofico e sociale, poi altri hanno virato verso schemi sportivi di competizione; altri, favorendo aspetti estetici o di semplificazione, l'hanno ancora diluita per aumentarne la fruibilità verso un pubblico generico.
Ed ecco, la cosa non funziona più come dovrebbe: s’inceppa, s’incarta, sembra poco efficiente e, per questo, s’inventa che la tecnica è antica, non più attuale… c’è stata l’ “evoluzione”, c’è la “ricerca scientifica”, l'allenamento atletico-sportivo di sviluppo.
Senza lo scopo dello Shinken Shobu e l’addestramento a questo, il resto impallidisce, avvizzisce e lentamente muore.
Perché oggi si è perso uno dei due componenti e, adesso, non si può più superare la dualità. La “Doppia Spada” è il fondamento del Bugei; senza, è solo un gioco asimmetrico.
Penso che molti dei problemi che oggi affiorano, sia nella pratica delle Koryū, sia del Gendai Budō, sia dovuto a questa “evirazione concettuale”.
È uno studio “in fieri”, ne parlerò ancora, queste sono poche righe di esempio e rottura.
Chi è nel campo, ci rifletta.


Commenti

Post popolari in questo blog