RIFLESSIONI E MEDITAZIONI
Invasioni,
migrazioni e clandestini
Siamo
sempre con gli irrisolti problemi di questa gente, che per mare e per terra
viola le frontiere per arrivare da noi. È un fatto che è troppo sottovalutato e
che non sembra voglia essere risolto. Il “pensiero dominante” vuole
l’accoglienza, accoglienza di cui non si capisce il “perché”, c’è una linea di
“fatti strani”, tutti basati su idee ed aspettative sbagliate, e si sente la
voce lontana dell’oracolo: “…che molto è perduto, ma ancora molto si può
perdere…”.
Perché
signori, inutile girarci attorno, chi arriva in Italia, e/o altri paesi europei,
come arrivano da anni queste genti, mediorientali o africani, questi arrivano
violando la legge e tutte le norme di logica e Buon Senso. La legge del paese
di partenza, la legge dei paesi che eventualmente attraversano, la legge del
paese in cui arrivano.
Per
cui, tra partenza e arrivo, tutti compiono reati. Si dovrebbe stabilire se
esistono queste condizioni, l’eventuale status di rifugiato politico-profugo di
guerra. Non si fa altro che sbandierare questi specchietti per allodole. In
realtà i casi di questo tipo sono pochissimi e c’è sempre questo “peccato
originale” di multiple violazioni.
[per
non parlar poi dei cinesi, che sono un mistero nel mistero. Si potrebbe ritirar
fuori Fu Manchu di saxarohmeriana memoria. Però, almeno, i cinesi hanno una
civiltà che li disciplina e in questa quell'idea importante del “rispetto” che
qui è diventata – per l’imperante maleducazione – una pratica desueta.
Ma
queste definizioni non piacciono all’ ”intellighenzia” che controlla
informazione e politica, oggi. Gente “buonista-cattocomunista” politically
correct. La vera feccia della società odierna.
Bisogna
stare attenti e notare delle cosette…
Come
non notare la regia creativa dietro tutta la comunicazione e come la stessa viene
manipolata in modo da influenzare, il pubblico, noi. Fate attenzione, alle
volte (quasi sempre…) vengono propagandate apposta notizie evidentemente false
ed attribuite a chi si oppone al pensiero politically correct per valorizzarne le
successive smentite, Oppure viene introdotta sottilmente una proposta
“buonista” e poi ci vanno a battere e ribattere, dapprima piano, poi sempre più
forte fino a renderla una “verità”.
Così
si sono tirati fuori questa nuova definizione: “Migranti”!
E’
una parola che dà una immagine romantica, coreografica, rassicurante. Ti fa
venire in mente gli stormi di uccelli in migrazione, là stagliati sul cielo
della sera, le carovane cammellate, la “Rondinella Pellegrina” di Tommaso
Grossi - icona romantica del nostro risorgimento - i pastori erranti che si
spostano per le transumanze.
E’
geniale, una definizione che cambia tutte le carte in tavola. E tu che dubiti e
se contrario diventi un mostro che si vuole opporre alle supposte pulsioni
nascoste delle masse umane, ai presunti percorsi naturali delle genti, ai contrabbandati
ritmi sotterranei della Terra.
Dio
mio, mi verrà il diabete in questo strabordare di melassa!
Una
raccomandazione: considerate sempre che oggi tutta l’informazione (TV, stampa,
web) è tutta profondamente manipolata.
La
giusta reazione, l’opposizione al pensiero imposto è sempre quella: si deve
leggere molto e, con una buona e solida cultura personale, rielaborare il
tutto.
Allora,
io dico che la definizione corretta, esatta, per questa gente che arriva in
Italia e in Europa è “invasori”!
I
grandi movimenti di popoli dell’era classica, fino alla caduta dell’Impero
Romano d’Occidente (476 dC) ed oltre erano dovuti ad alcune ragioni: ricerca di
territori più ricchi dove stabilirsi, pressione di altri popoli, desiderio di
saccheggio per andare oltre.
Questi
movimenti erano formati di volta in volta da intere popolazioni, uomini, donne
e bambini insieme, o da contingenti di guerrieri a cui poi seguivano a breve le
famiglie. L’idea era di conquistare un territorio sterminando e/o riducendo in
servitù chi lo occupava o razziare e distruggere un territorio, passando avanti
verso un altro territorio considerato più interessante.
Sappiamo
di varie campagne e battaglie in cui queste invasioni vennero scongiurate. Per
esempio le vittorie di Mario sui Teutoni ad Aque Sextie nel 102 aC e dei Cimbri
ai Campi Raudii nel 101 aC, la vittoria di Giuliano l’Apostata a Strasburgo nel
357 e quella di Ezio ai Campi Catalaunici nel 451, che fermarono o rimandarono
la destabilizzazione dello stato romano. Già in Gallia Franchi Salii, Visigoti
e Burgundi si erano stabiliti soppiantando e sottomettendo i galli celtici e
anche i gallo-romani, in seguito Visigoti, Ostrogoti, Goti e Longobardi vennero
e soggiogarono l’etnia latina, occupando vaste aree dell’Italia. Ci fu un
crollo della civiltà e molte cose dovettero ripartire da zero. Fu distrutto o
perso un grande patrimonio di cultura e conoscenza (fatto di cui la crescente e
dominante chiesa di Roma è piuttosto correa). Sono fatti accaduti e basta, ma
non credo che nessuna “anima bella” possa pensare che una invasione di questo tipo
possa essere un fatto positivo. Distruzione, sterminio, cancellazione
culturale, sottomissione del vinto.
È
chiaro che oggi un fatto di questo tipo non sarebbe più possibile. Uno
spostamento con scopo di occupazione di un territorio da parte una massa per
di più armata e bellicosa verrebbe stoppata immediatamente con le buone o con le
cattive, e poi tale massa verrebbe disarmata, confinata in campi di
concentramento provvisori e quindi riaccompagnata nelle terre d’origine. Una
flotta d’invasione verrebbe forse già bloccata ai porti di partenza o duramente
colpita in mare. Il tutto anche con donne e/o bambini presenti. Arrivati a
questo punto, non penso che ci possano essere dubbi.
Vediamo,
invece, la situazione odierna, che apparentemente è diversa rispetto a quella
degli esempi riferiti all'Età Antica.
Ci
sono gruppi di persone provenienti da aree del Medio Oriente e dell’Africa, che
si spostano per cercare di stabilirsi in Europa. Questo spostamento si svolge
in forma illegale – transitando o entrando in una nazione costituita, senza
rispettare le leggi della stessa nazione che governano appunto le modalità di
ingresso e spostamento per la stessa. L’atto è formalmente condotto senz'armi,
però, in un qualche modo, viene “imposto” con una forma di violenza morale o
pretesa.
[Parimenti
esiste una altra forma di stanziamento violento. Prendiamo i vari gruppi di
etnia Rom o simili già presenti nel nostro o altro paese europeo. La pretesa è
quella di imporre le consuetudini tribali e i costumi anche all'esterno della
comunità stessa – e già l’imposizione all'interno della comunità viola spessa
le leggi della nazione in cui vengono ospitati – cosa che non può e non deve
essere consentita. Inoltre lo status di nomade/apolide impone che la sosta in
un posto non dovrebbe essere superiore ad un certo lasso di tempo, certamente
non anni. Le utenze devono essere pagate, gli obblighi assolti, la legge
rispettata. Non esistono eccezioni o variazioni. Qualsiasi necessità non può
essere ascoltata se prima non vengono rispettati gli obblighi]
I
casi di “invasione”, a quanto pare, rientrano in tre categorie, molto spesso
semplicemente “pretestuose”:
- (a)
Gente che fugge da una guerra in atto nel suo paese;
- (b)
Persone che si proclamano profughi politici;
- (c)
Persone che cercano un lavoro;
In
tutti e tre i casi c’è il fatto di spostamenti biblici compiuti dai soggetti
per arrivare sulle coste africane del Mediterraneo e per imbarcarsi per
l’Italia. Già questa filiera presenta diversi punti oscuri che tutt’ora non
sono stati chiariti. Eventualmente se ne parlerà in un'altra occasione.
Nel
caso (a) è un po’ strano questo “fuggire a più non posso”. Sembra quasi che gli
sfollati vogliano arrivare agli antipodi del loro paese in guerra. Durante la
guerra in Italia, la gente si spostava fuori della direzione del conflitto, per
ritornare quando passava la buriana. Non è che gli abitanti di Val di Ceno di
Sopra scappassero in India, al momento che il conflitto si scatenava nella loro
zona dell’Appennino Emiliano. Si spostavano di qualche chilometro, in attesa.
Qua sembra un rifiuto totale del loro status etnico culturale, stato mentale
che è estremamente preoccupante, salvo poi la pretesa di imporlo nel luogo dove
decidono di stabilirsi, a fuga ultimata.
Altra
cosa strana, il Corano è ben chiaro sull'obbligo, da parte dei musulmani, di
aiutare gli altri musulmani. Per cui, prendendo esempio dalla Siria, sarebbero
le etnie Yazide e Curde quelle che dovrebbero scappare, invece scappano i
musulmani che dovrebbero invece ricevere coranico soccorso dalle nazioni
islamiche circonvicine, tipo Egitto, Arabia Saudita, Iraq, Iran, Turchia. Nessun
barbuto imam si è erto a stigmatizzare e condannare tutto questo disattendere
il Corano, magari spalmandoci sopra una bella “fatwa”. L’impressione è che il
Corano venga spesso “applicato” come conviene, quando conviene, a chi conviene.
Un po’ come le leggi italiane….
Altro
punto strano, le persone dei gruppi (a) e (b) potrebbero legalmente cercare
rifugio preso ambasciate e sedi consolari dei vari paesi, occidentali e no, le
più vicine appena fuori dall'area di conflitto, e là cercare legalmente lo
status a cui hanno diritto. Oltre tutto sarebbe una procedura più economica e
sicura. Però, in questo caso, le loro posizioni sarebbero severamente
analizzate e probabilmente i rifiuti (legittimi) fioccherebbero. Più facile
cercare di arrivare ai “fatti compiuti” e a creare caos, con maggiori
probabilità di “imbucarsi” o trovare un’altra “soluzione clandestina” in
seguito.
Il
terzo gruppo (c) dovrebbe essere respinto comunque. Non c’è motivo per cui non
possono seguire la trafila regolare e legale. È indubbio, anche in questo caso,
che la regolarità sarebbe meno costosa e meno rischiosa. Questo flusso di
“invasione” è chiaro che è alimentato da persone che forniscono dati falsi a
tutta questa gente, li indottrinano sulle possibilità che potrebbero avere, di
riffa o di raffa, e poi li spremono durante il trasferimento (o peggio). È
incredibile come i buonisti dell’accoglienza ignorino consapevolmente
l’esistenza di questa propaganda del trasferimento in un altro continente,
pubblicizzando bengodi e “vitabella” a più non posso. Molti dei paesi da cui i
clandestini fuggono hanno grandi risorse naturali e minerarie. Godono di una economia
destinata ad espandersi. È un non-senso su cui ancora pochi investigano con il
giusto accanimento.
Ho
già detto che, comunque, questo flusso di invasione non può essere sopportato.
Il rischio della contaminazione delle culture e la perdita di molte parti delle
stesse è tropo grave. L’aggressività, fisica e culturale dell’islam, la
mancanza di rispetto delle leggi laiche e oggettive occidentali, spesso notata
personalmente nei miei viaggi e nelle mie permanenze, diventa sempre più forte
in paesi dove le polizie hanno meno incisività, come da noi, o in Belgio, dove
una amica mi raccontava di come i musulmani si siano impadroniti di molti spazi
pubblici e praticamente impediscano agli occidentali, con la violenza, di
usufruirne.
Sempre
sottovalutato un fenomeno storicamente presente ovunque i musulmani condividano
il territorio con altre etnie e religioni e non hanno la facoltà di imporre la
Sharia: i “juramentados” o combattenti suicidi. Gli episodi in Europa ci sono
stati, ancora pochi, grazie al cielo, e taciuti dall'informazione di regime.
Potete
documentarvi, io ne parlerò (riparlerò, per vero, in un’altra occasione). Io
spero solo che l’ignavia dei politici, particolarmente attiva in Italia, non
crei uno o più disastri prima che si debbano prendere gli inevitabili e
durissimi rimedi.
Io
sarei più per l’applicazione di una specie di “piano Marshall” nelle zone
depresse del terzo mondo, peraltro ricche di risorse naturali. Il problema è
evitare corruzione e ruberie da una parte e dall’altra, quella africana &
C. Nell’ottica del detto “Homo hominis lupus” sono proprio i politici e
faccendieri locali i più corrotti, i più ladri, quelli che si approfittano del
proprio popolo. Occorrerebbe una vigilanza e una eventuale pulizia e punizione
esemplare, dall’alto, quando necessario. Se si scavalca il pressappochismo
buonista, il politically correct e altre fesserie, questo tipo d’azione è
fattibile.
Il
secondo punto sarebbe la costituzione di una brigata internazionale di truppe
d’azione in grado di intervenire in modo chirurgico ovunque. Un esercito
dell’Isis minaccia una città o un sito culturale, un battaglione di Boko Haram tenta
un’azione di guerriglia e strage? Questa truppa scelta interviene con tutti i
mezzi internazionali possibili e stermina il gruppo armato a “tabula rasa”.
Strategicamente, tecnicamente, tatticamente questo è ampiamente possibile, i
limiti sono sempre solo quelli dati da buonismo e quelle altre cose suddette.
Eventuali superstiti (meno dell’ 1%) vengono rastrellati e inviati in campi di
rieducazione e deislamizzazione. I cinesi sono molto bravi in questo.
E
basta.
In
definitiva, se delle persone si mettono nelle mani di altre persone che sanno
essere delinquenti, sfruttatori ed assassini, e affrontano il mare
consapevolmente con mezzi di fortuna, mare che è comunque un luogo, un sistema,
una forza da rispettare, stipati in questi barconi danneggiati e insicuri, non
possono non mettere in conto la possibilità di naufragio, violenze, ulteriori
ruberie.
Sono
loro responsabili per loro stessi di tutto ciò che gli potrà accadere.
[gli
scafisti dovrebbero essere identificati sempre, con le buone o le cattive, costretti
con le buone e con le cattive a rivelare tutto sulla loro rete di traffici,
impiccati senza processo mentre i loro catorci vengono immediatamente distrutti
– in modo ecologico, ben inteso].
Allora,
dato che il viaggio per mare, o infilarsi in una valigia, è frutto di una
scelta, non mi sento assolutamente minimamente colpevole o partecipe di quello
che ne può conseguire, ci dormo benissimo la notte e tutto il resto...
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